Battaglia a Tripoli

(Ansa)

È l’undicesimo giorno di rivolta in Libia, e sulle strade si continua a spargere sangue. Secondo le dichiarazioni ufficiali, sarebbero 300 le vittime, mentre altre fonti parlano di oltre diecimila morti. Alcuni testimoni fanno sapere che ci sono state altre vittime oggi, in diversi quartieri della capitale: le forze dell’ordine libiche hanno sparato sui manifestanti alla fine della preghiera del venerdì. Attraverso un messaggio pubblicato su Twitter, un inviato della Cnn in Libia scrive che è in corso una battaglia sanguinosa nel mercato del venerdì a Tripoli: “Si spara a casaccio” e precisa che, secondo fonti mediche, nei diversi scontri in Libia ci sarebbero 17 morti tra i manifestanti.

Intanto un ex ministro libico, Mustafa Abdel Galil, avverte che “Gheddafi ha armi chimico-batteriologiche e non esiterà ad usarle”. Lo scrive il sito inglese di “Al Jazeera”. Mentre la tv di Stato libica oggi annuncia un aumento di stipendi e sussidi per il cibo, i ribelli avanzano su Tripoli. Sono state segnalate la caduta nelle mani dei ribelli delle città di Zuara, 110 chilometri a ovest di Tripoli, e di Misurata, 210 chilometri a est della capitale. Intanto l’aeroporto internazionale di Mitiga, a Tripoli, è caduto nelle mani dei manifestanti.

L’Onu si riunirà oggi in seduta straordinaria su richiesta dell’Unione Europea: la Francia e la Gran Bretagna hanno proposto al consiglio di sicurezza un progetto di risoluzione sulla Libia che prevede “un embargo totale sulle armi“, “sanzioni” e di affidare al tribunale penale internazionale l’inchiesta per crimini contro l’umanità”. Anche la Nato ha convocato una riunione d’emergenza.
Serena Marotta

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