Batistuta da bomber dinamico a giovane immobile

di Alba D'Alberto Commenta

Gabriel Omar Batistuta è un calciatore molto conosciuto in Italia, specie in Toscana, visto che per 10 anni ha giocato con la Fiorentina, senza lasciare la squadra nemmeno in occasione della retrocessione. Adesso racconta il suo dramma fisico.

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Batistuta è noto nel mondo calcistico con i soprannomi di Batigol o Re Leone, ma molti giovani che non l’hanno mai visto giocare, conoscono di certo la sua esultanza con la finta mitragliatrice, un’esultanza che oggi come oggi farebbe discutere e scandalizzare ma che negli anni Novanta è stata “mitica”.

Batistuta è stato il bomber Viola più proficuo e anche la sua carriera nel calcio nazionale argentino non è da meno visto che è ancora il massimo cannoniere della nazionale con 78 goal segnati in appena 56 partite.

Batistuta ha lasciato a malincuore Firenze e prima di tornare in Argentina ha giocato altri quattro campionati, tre con la Roma e uno con l’Inter. Poi è arrivano nel 2006 l’addio al calcio. Poco dopo, lontano dai campi, è iniziato il suo dramma, un forte dolore alle ginocchia che gli ha impedito di camminare.

Batigol racconta la malattia all’emittente argentina TyC Sports, spiegando che è stata molto dolorosa. Ha iniziato a soffrire di questo dolore dopo aver smesso con il calcio. A froza di fare infiltrazioni non aveva più tendini e cartilagini e tutto il peso del corpo poggia sulle ossa. È questo che gli causa dolore. Quando era in campo si riusciva a trovare la forza e la soluzione per continuare a giocare, ma una volta appese le scarpette al chiodo?

Batistuta era così disperato da aver chiesto al suo medico l’amputazione delle gambe, al fine di seguire l’esempio di Pistorius. Il medico, però, gli ha spiegato il funzionamento delle sue caviglie, l’ha operato, fissandole con delle viti. Adesso va meglio ma il calvario non è ancora finito. Non riesce ad andare a prendere una palla se cade a due o tre metri di distanza, ma può giocare a golf e il suo umore è di certo migliorato. Quanto di questa vicenda fa riflettere sui sacrifici fatti dagli atleti per il puro spettacolo?

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