Tassa sui licenziamenti dal 2013

di Massimo Parolisi Commenta

Novità dal maxi emendamento presentato in commissione Industria al Senato, al decreto legge n. 179/2012, contenente misure per la crescita del Paese, la cui scadenza è il 18 dicembre.

La tassa sui licenziamenti introdotta dalla riforma del lavoro Fornero e modificata in sede di conversione in legge del decreto sviluppo 2012 ha modificato la disciplina degli ammortizzatori sociali, introducendo una nuova indennità di disoccupazione. L’Aspi e la mini Aspi verranno finanziate con un contributo a carico delle imprese, al quale si aggiungono gli incentivi all’assunzione per giovani e donne.

Nel 2011 sono stati due milioni i lavoratori costretti ad apporre la firma su false dimissioni volontarie al momento dell’assunzione, e 800mila i licenziamenti collegati a questa pratica illegale. Le false dimissioni volontarie vengono fatte firmare al lavoratore per aggirare la normativa sui licenziamenti o, molto spesso, quella relativa ai congedi per maternità o lunghe malattie. In pratica i datori di lavoro redigono una lettera di dimissioni volontarie, lasciando “in bianco” la data che verrà indicata solamente al momento del licenziamento.

La tassa sui licenziamenti sarà in carico di tutti i datori che procedono all’interruzione del rapporto di lavoro, anche degli apprendisti e si applica in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per cause diverse dalle dimissioni e anche nel caso di recesso da parte del datore di lavoro alla fine dell’apprendistato. Da ricordare che i licenziati dopo periodo di prova potranno godere della cassa integrazione.

La tassa ha lo scopo di rendere meno favorevole l’opzione dell’interruzione del rapporto di lavoro. L’importo della tassa era inizialmente pari al 50 per cento dell’assegno mensile della Aspi per anzianità di 12 mesi, abbassato poi al 41 per cento,  con riferimento al suo massimale mensile. La tassa sui licenziamenti è dovuta per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

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