L’origine mitologica dell’eco

di Gianni Puglisi 1

Del fenomeno dell'eco non esiste solo la spiegazione scientifica, ma anche una mitologica...

A tutti noi sarà sicuramente capitato, almeno una volta, di avere a che fare con quel particolare fenomeno fisico chiamato “eco”, causato dalla riflessione delle onde sonore che cozzano contro un ostacolo, per giungere di nuovo all’orecchio della persona che le ha emesse, che a sua volta le percepisce in modo più o meno simile al suono originale, anche se ad una certa distanza.

Se questa, però, è la spiegazione puramente scientifica, ne esiste anche un’altra, che non è propriamente una spiegazione, quanto invece un vero e proprio mito appartenente alla cultura greco-antica.


Secondo questa fiabesca versione, apparsa per la prima volta nel terzo libro delle Metamorfosi di Ovidio, Eco era una ninfa col dono della parlantina, sviluppata al punto tale da saper incantare per ore chiunque l’ascoltasse.
Zeus, il re degli dei, se ne serviva per distrarre sua moglie Era, cosicché lui potesse dedicarsi tranquillamente al suo hobby preferito: il tradimento coniugale.
Un giorno, però, Era si accorse dell’inganno, e decise d’infliggere ad Eco una terribile punizione: la privò dell’uso della parola, concedendole solo di poter ripetere le parole altrui, ma mai di esprimersi da sola.


Caso volle che, dopo poco, Eco incontrasse Narciso, il bellissimo e famigerato giovane destinato ad innamorarsi della propria immagine riflessa.
Ovviamente Eco se ne innamorò perdutamente, ma purtroppo non aveva modo di dichiararsi; Narciso, dal canto suo, mostrò subito di disprezzarla rivolgendole parole astiose, che la poverina era costretta a ripetere.
Dopo ciò, Eco iniziò a desiderare di sparire, e la sua richiesta si esaudì, anche se non del tutto.
La sua voce, infatti, è comunque rimasta, conosciuta appunto come il fenomeno fisico dell’eco.

Scritto da: Eliana Tagliabue

Commenti (1)

  1. Mandiamo l’eco della parola NESSUNO: piano, piano, ripetendolo in un luogo cavo: Ritorna a noi il termine: UNO. Dunque impariamo una nuova storiella, che dal nulla se ne forma una.

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