Safilo trasferisce la sua produzione in Cina

Meno 800 in Friuli, più 3000 in Cina“: è questa la frase che i dipendenti della Safilo, azienda leader nella produzione dell’occhialeria, hanno scelto come slogan da esibire sugli striscioni che hanno accompagnato la loro protesta, un corteo odinato ed educato che non ha creato alcun problema alla terza tappa del Giro d’Italia che ha incrociato sul Lungomare di Grado poco prima della partenza.

Il loro interesse, infatti, è esclusivamente quello di far sentire le proprie ragioni nella speranza che chi di dovere intervenga per tutelare i lavoratori italiani e i prodotti Made in Italy.


La Safilo, infatti, che vanta un fatturato di oltre un milardo di euro e che occupa una posizione leader nella produzione di occhiali di lusso, ha deciso di spostare la produzione dei suoi occhiali in Cina, costruendo uno stabilimento di vaste dimensioni nei pressi di Shangai.

Contemporaneamente all’apertura dello stabilimento a Shangai verranno chiuse due fabbriche in Friuli con conseguente licenziamento di circa 800 persone.


Tuttavia, ciò che ha fatto letteralmente infuriare non solo i lavoratori Safilo ma anche tutti i cultori del Made in Italy è stata la spiegazione fornita dall’azienda, ossia che la manodopera cinese costa molto meno di quella italiana.

I dipendenti Safilo, quindi, oltre che per la perdita del proprio posto di lavoro hanno scelto di protestare anche per richiedere una legge che tuteli il vero Made in Italy, obbligando chi utilizza questo marchio a produrre interamente in Italia.

Una legge che, in realtà, tuti coloro che producono prodotti interamente realizzati in Italia chiedono già da un pò di tempo, nella speranza di poterli distinguere da quelli prodotti solo parzialmente in Italia.

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