Scudo fiscale Italia-Svizzera senza il Governo Monti

di Massimo Parolisi Commenta

Da molti mesi si parla delle trattative  tra il governo elvetico e quello italiano in tema di accordo fiscale, il cosiddetto scudo fiscale sui capitali all’estero. I protagonisti sono stati in questo periodo il capo della segreteria di Stato del governo svizzero, Oscar Knapp, e il nostro Mario Monti.

Proprio il rappresentante di Berna aveva annunciato che lo scudo fiscale tra Italia e Svizzera era vicino all’accordo, ma ora che sono arrivate le dimissioni di Monti, l’intesa rischia di saltare?

Il Ministro dell’economia, Vittorio Grilli, ha dichiarato che si potrà giungere a un accordo nonostante le dimissioni del premier italiano, sostenendo che “non siamo ancora arrivati a una conclusione, ma siamo convinti che non si debbano fare accordi a tutti i costi. Non siamo ancora ad un accordo, speriamo di arrivarci”.

Di diverso avviso Claudio Micheloni, senatore del PD, il quale ammette che “l’accordo fiscale fra Italia e Svizzera è destinato a essere ulteriormente rimandato”, a causa appunto della crisi politica italiana e della campagna elettorale in vista.

I nodi sa risolvere in merito all’accordo Rubik, (ideato da Alfredo Gysi, ticinese cresciuto in Italia, laureato in matematica alla Statale di Milano ed ex dipendente alla Banca commerciale italiana), e che prevede un condono sulle imposte evase in passato, sono ancora però molti.

Il concetto di segreto bancario è costituito da due elementi. Il primo è la protezione della sfera privata, un diritto che spetta a ogni individuo e che costituisce un valore fondamentale della cultura democratica. Il secondo è rappresentato dall’insieme di leggi sviluppate dalla comunità internazionale per impedire che si abusi della protezione della sfera privata a fini illeciti, come l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro.

 

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