Delocalizzazione aumenta al Nord

di isayblog4 Commenta

Ormai è risaputo: fare impresa in Italia è molto più difficile che in altri paesi, soprattutto d’Europa, a causa dell’aumento delle tasse, burocrazia, costo del lavoro, pubblica amministrazione, la mancanza di credito e i costi dell’energia.

Ora arrivano anche alcuni dati pubblicati dalla Cgia Mestre, che rileva come dal 2000 al 2011 le imprese che hanno delocalizzato le proprie strutture sono aumentate del 65 per cento arrivando a superare le 27mila unità.

Uno dei motivi principali però, secondo lo studio dell’associazione veneta è la certezza del diritto: ad esempio in Francia, i tempi di pagamento sono più puntuali e più rapidi di quanto avviene in terra nostrana, e anche i tempi di risposta delle autorità locali sono molto più celere rispetto a quanto succede in Italia.
A soffrire di più è il Nord: in Lombardia se ne sono andate 9.647 imprese, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806 e se la delocalizzazione aumenta la competitività di un’attività produttiva, contemporaneamente fa crescere la disoccupazione nell’area in cui ha origine. Da questo punto di vista il nostro paese può dirsi  “fortunato”: la delocalizzazione ha interessato infatti soprattutto Regioni dove il tasso di disoccupazione è ancor oggi abbastanza contenuto, e quindi questo fenomeno non ha dato luogo a grossi problemi occupazionali.
Il settore che finora ha delocalizzato di più, opera nel commercio all’ingrosso (soprattutto prodotti alimentari e bevande, apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature); segue l’industria manifatturiera (e la logistica, ma a pesare sono anche le esportazioni in calo.
“E’ indispensabile che governo, Parlamento e sindacati provino a ragionare con le imprese a un piano di emergenza per salvaguardare lavoratori e aziende del settore. I dati previsionali di Pasqua sono l’ennesima conferma di come l’Italia stia vivendo una crisi epocale, che rischia di far tornare l’economia turistica ai livelli post bellici”, ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca.

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