Referendum: vince il sì

di isayblog4 1

Sono oltre 26 milioni e 800 mila - pari a circa il 57 per cento - gli italiani che si sono recati alle urne per votare, in occasione del referendum del 12 e 13 giugno 2011, per l’abrogazione di norme sui servizi pubblici locali, sulla gestione dell’acqua, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento...

(foto Serena Marotta)

Ha vinto il sì. Sono oltre 26 milioni e 800 mila – pari a circa il 57 per cento – gli italiani che si sono recati alle urne per votare, in occasione del referendum del 12 e 13 giugno 2011, per l’abrogazione di norme sui servizi pubblici locali, sulla gestione dell’acqua, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento del premier e dei ministri. Una percentuale che ha reso ininfluente l’affluenza all’estero. Superato il quorum è stato così decretata la validità di tutti e quattro i referendum ed sono state cancellate le norme oggetto dei quesiti. Ha vinto il fronte del sì: oltre 20 milioni di elettori (95,7 per cento) hanno detto sì alla cancellazione della norma sull’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali, mentre sono stati meno di 900 mila, pari al 4,3 per cento, i no.

Al referendum sulle tariffe dell’acqua il sì ha superato quota 23 milioni – oltre il 96 per cento – mentre i no sono stati 900 mila (poco meno del 4 per cento). Per l’abrogazione delle norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare hanno detto sì quasi 22 milioni di italiani (94,6 per cento), i no, invece, sono stati circa un milione 200 mila (5,4 per cento).

Infine, il sì abrogato anche il legittimo impedimento del premier e dei ministri a comparire nei processi penali: gli italiani hanno eliminato anche quella parte dello scudo che era stata salvata dalla sentenza della Corte Costituzionale. In questo modo si torna alla norma prevista dal codice di procedura penale uguale per tutti i cittadini. Oltre 16 milioni di italiani (95 per cento) hanno votato con il sì all’abrogazione dello scudo, contro gli 800 mila (5 per cento) che hanno votato no.
Serena Marotta
(13 giugno 2011)

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