Motopesca mitragliato, sopeso comandante Libia

(Ansa)

Alle discordanze nella ricostruzione dei fatti tra il rapporto stilato dal Viminale e quello del comandante Gaspare Marrone del peschereccio Ariete mitragliato dalla motovedetta libica, si aggiunge anche quella legata alle armi utilizzate per la sparatoria, avvenuta domenica scorsa nel Golfo della Sirte. “Abbiamo raccontato tutta la verità – afferma Marrone -. Le raffiche di mitragliatrice sono durate per circa tre ore a intervalli di un quarto d’ora-venti minuti, poi la motovedetta ci ha per così dire ‘scortati’ per un’altra ora, finché non siamo usciti dalle acque che i libici considerano di loro pertinenza”. Dal rapporto stilato dal Viminale invece emerge che non c’è stato nessun inseguimento del peschereccio italiano da parte della motovedetta libica.

Intanto il ministero degli Esteri di Tripoli ha fatto sapere che il comandante della motovedetta libica è stato sospeso dal servizio e che “la commissione d’inchiesta ascolterà le parti implicate nell’incidente’”. Torniamo alle armi. In base all’esito dei primi accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri del Ris di Messina – incaricati dalla Procura di Agrigento che sta indagando per tentato omicidio plurimo e danneggiamento di navi – sull’imbarcazione risultano dei fori di 10 millimetri prodotti da armi fisse in dotazione alla motovedetta libica. La Guardia di Finanza – che sulla motovedetta aveva sei militari – assicura che a bordo non c’erano armi italiane: le imbarcazioni sono state disarmate prima della consegna e “i colpi esplosi in direzione del peschereccio italiano provenivano da armi portatili di bordo, non montate su supporto fisso, di proprietà della Guardia Costiera libica”.

In base all’accordo bilaterale Italia-Libia (perfezionato a Tripoli il 4 febbraio 2009) – per il contrasto all’immigrazione clandestina – il governo italiano ha infatti consegnato alla Libia sei motovedette della Guardia di Finanza per le operazioni di pattugliamento delle acque davanti al porto di Zuwarah. Le prime tre sono state consegnate a maggio del 2009, mentre le altre a febbraio di quest’anno. L’accordo prevede anche l’invio di militari italiani, che stanno a bordo con funzioni di osservazione ed assistenza tecnica. Mentre a Lampedusa è prevista la presenza di ufficiali libici, che partecipano al pattugliamento con i militari italiani.
Serena Marotta

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