Abbronzarsi senza rischi

di Gianni Puglisi Commenta

Abbronzarsi rappresenta da sempre l’imperativo della maggior parte degli italiani che, non appena si avvertono i primi caldi estivi, incominciano ad inseguire il sogno di una tintarella intensa e duratura.

Abbronzarsi rappresenta da sempre l’imperativo della maggior parte degli italiani che, non appena si avvertono i primi caldi estivi, incominciano ad inseguire il sogno di una tintarella intensa e duratura.
Sfortunatamente, per molti di loro, l’abbronzatura è e resterà un miraggio: questo perché non tutti posseggono un tipo di carnagione adatto ai raggi del sole che, ad alcune persone, provocano più danni che altro.

Ciò si può spiegare facilmente basandosi sulla classificazione dei cosiddetti “fototipi”, che definiscono di fatto la quantità di melanina presente nella pelle di una persona, essenziale per stabilire se e quanto la persona in questione sia in grado di abbronzarsi, ma soprattutto quali rischi corra.



I fototipi individuati sono in tutto sei.

Il fototipo I comprende soggetti con la carnagione molto chiara, spessissimo ricoperta di efelidi e lentiggini; i capelli sono biondi o rossi, e gli occhi rigorosamente chiari.
Per queste persone l’abbronzatura è praticamente inesistente, mentre sono di norma le scottature, anche gravi se non si usa un’adeguata protezione, unite a tutti gli altri danni che possono provocare i raggi solari (come ad esempio i tumori della pelle).

Anche il fototipo II può riguardare persone con efelidi, ma coi capelli già sul biondo scuro o castano chiaro, mentre gli occhi possono anche essere scuri.

L’abbronzatura in loro assume un vago colore dorato, ma ciò non toglie che la loro pelle risulti comunque molto sensibile e bisognosa dunque di una buona protezione.

Il fototipo III rappresenta il più frequente: i soggetti in questione presentano una carnagione non eccessivamente chiara, con capelli castani ed occhi che possono essere sia chiari che scuri.
In questo caso i danni insorgono solo nel caso di un’abbronzatura particolarmente protratta e senza protezione, mentre in circostanze normali si possono abbronzare senza alcun problema.

Nel fototipo IV risultano invece persone dotate di carnagione olivastra, occhi scuri e capelli castano-scuro o neri; la pelle di questi soggetti è molto poco sensibile, pertanto i rischi che corrono sono minimi, si abbronzano presto e facilmente, e riescono a mantenere la tintarella molto a lungo.
Il fototipo V comprende persone con la carnagione bruna-olivastra, capelli neri ed occhi scuri.
La loro pelle reagisce poco ai raggi solari, in quanto già scura di suo.
Per finire, nel fototipo VI, sono invece comprese quelle persone con la pelle nera, così come i capelli e gli occhi. Nel loro caso il sole non rappresenta alcun pericolo, in quanto per loro il concetto di “abbronzatura” è totalmente inesistente.

Conoscendo il proprio fototipo, una persona può esporsi ai raggi solari con maggiore tranquillità, a seconda delle proprie possibilità ma, soprattutto, con la protezione più adeguata al suo tipo di pelle.
Le scottature, infatti, per quanto dolorose e fastidiose, non rappresentano certo l’unico pericolo da cui guardarsi, poiché il sole (soprattutto in coloro che presentano fattori a rischio sia per il loro fototipo basso che per questioni genetiche) può influenzare anche l’insorgere di tumori alla pelle, dai più lievi e benigni, ad autentici melanomi; senza poi contare i danni che il sole può provocare agli occhi, come fotocheratiti e fotocongiuntiviti, estremamente dolorose, e nei casi più gravi si può giungere addirittura alla cataratta.
Questo, naturalmente, non deve in alcun modo privarci del piacere di rilassarci su un lettino al mare, occorre solo farlo con le giuste precauzioni, perché alla fine nessuno di noi vorrebbe sfoggiare un’invidiabile abbronzatura su una pelle della consistenza di un prugna secca: dunque, attenzione.

Scritto da: Eliana Tagliabue

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