Beppe Grillo indagato per istigazione di militari alla disobbedienza

di Alba D'Alberto Commenta

Finisce sotto indagine a Genova il leader del M5S. Beppe Grillo è indagato per aver istigato i militari alla disobbedienza delle leggi. Il reato è iscritto nell’articolo 266 del Codice. Se dovesse essere condannato, Grillo sconterebbe una pena che va da uno a tre anni. Pena superiore per coloro i quali il reato lo commettono in pubblico (da 2 a 5 anni).

Ad aprire il fascicolo è stata la procura del capoluogo ligure successivamente a un esposto di Fausto Raciti, coordinatore giovani del Pd.

Raciti ha interpretato come dannosa una lettera di Grillo destinata alle Forze dell’Ordine (Carabinieri, Esercito e Polizia). La lettera conteneva la richiesta di non schierarsi a favore della classe politica italiana e di non proteggere gli ‘addetti ai lavori’.

Raciti non ha dubbi. La lettera di Grillo costituisce reato perché preconizza l’istigazione alla disobbedienza. Mandata in data 10 dicembre 2013, successivamente alle manifestazioni dei Forconi passate in rassegna per il fatto che alcuni agenti si sfilarono il casto, ora torna a fare discutere.

Grillo nella lettera chiedeva ai comandanti di Carabinieri, Esercito e Polizia di non schierarsi più a favore della classe politica, non scortare con le loro macchine blu i politici, di non schierarsi dinanzi ai palazzi del potere. Per Grillo questa classe politica ha portato l’Italia sull’orlo del baratro, e dunque le forze dell’ordine non meritano un ruolo di protezione così degradante.

Colpisce il passaggio “Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini”.

Dopo aver letto la lettera, Raciti denunciò il leader del M5S presso i carabinieri di Roma. Successivamente l’esposto fu trasferito a Genova.

L’articolo 266 statuisce che coloro i quali istigano i militari a “disobbedire alle leggi o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato” facendo cioè ai militari “l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari” sono da punire. Ma solo se il fatto rappresenta un più grave delitto, “con la reclusione da uno a tre anni”.

 

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