Risarcimenti strage di Ustica sospesi fino al 2012

di Stefania Russo Commenta

I parenti delle vittime della strage di Ustica non riceveranno alcun risarcimento almeno fino al 2015. E' questo l'effetto della...

I parenti delle vittime della strage di Ustica non riceveranno alcun risarcimento almeno fino al 2015. E’ questo l’effetto della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Palermo, che ha sospeso almeno fino al 2015 l’esecutività della sentenza di primo grado emessa lo scorso settembre e che aveva condannato il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti al pagamento di un risarcimento di oltre 100 milioni a favore degli 89 parenti delle persone che erano a bordo del DC 9, inabissatosi nel mare di Ustica il 29 giugno del 1980.

La Corte d’Appello di Palermo ha infatti rigettato l’istanza presentata dai parenti delle vittime, che chiedevano l’immediata esecutività della sentenza di primo grado, e quindi in altre parole l’immediato pagamento del risarcimento, anche mediante titoli di Stato per evitare che la somma a loro dovuta andasse ad incidere in maniera rilevante sulle casse dello Stato.

Nella motivazione delle sentenza, in particolare, i giudici hanno spiegato di aver deciso di non accogliere la richiesta formulata dai parenti delle vittime a fronte del grave danno che il debitore potrebbe ricevere nel caso di un’eventuale impugnazione. Gli stessi giudici hanno infatti sottolineato che nel corso del proprio nel processo di appello si dovrà stabilire tra le altre cose anche la sussistenza dei presupposti per il risarcimento, andando eventualmente a definire l’ammontare spettante a ciascuno dei parenti delle vittime.

Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, ha commentato la decisione della Corte di Appello, sottolineando che sia il Governo che l’avvocatura che lo rappresenta faticano a prendere atto della verità sulla tragedia di Ustica, ovvero che un aereo civile è stato abbattuto in tempo di pace. Bonfietti ha inoltre sottolineato che la sollecitudine mostrata dal Governo nel prendere posizione contro la sentenza di primo grado non c’è stata quando si è trattato di chiedere risposte alle rogatorie internazionali inoltrate dai pm romani a Paesi amici ed alleati dell’Italia.

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