Agenzia delle Entrate difende il redditometro

di isayblog4 Commenta

L’Agenzie delle Entrate difende a spada tratta (potrebbe fare altrimenti?) il nuovo redditometro dalle accuse giunte da due tribunali che lo hanno definito illegittimo.

Il redditometro 2013 è quindi ancora protagonista perchè di recente anche la Commissione tributaria di Reggio Emilia ha accolto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento, definendo appunto illegittimo il redditometro 2013 in quanto la revisione dell’accertamento rappresenta un intervento di natura procedimentale e non sostanziale, (quindi il contribuente può invocare l’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, se più favorevoli), ed inoltre stabilendo che il decreto del 24 dicembre 2012 è nullo.

La sentenza della Commissione di Reggio Emilia arriva dopo quella del tribunale di Pozzuoli secondo cui il redditometro è illegittimo perchè rappresenta un’indebita ingerenza nella sfera privata del cittadino.

Ma come accennato all’inizio, l’Agenzia si difende dichiarando che la decisione del tribunale non è idonea a produrre conseguenze generalizzate e, perchè “non inficia il decreto ministeriale 24 dicembre 2012, la cui disapplicazione è stata disposta dal giudice esclusivamente in riferimento al caso “dedotto in giudizio”.

Befera alza lo scudo anche contro la sentenza del tribunale di Pozzuoli dicendo che “con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 24 dicembre 2012 non si verifica alcuna lesione del diritto alla riservatezza del contribuente, poiché questa norma non dispone né disciplina la raccolta di informazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma si limita a prevedere che le informazioni sulle spese del contribuente, siano adoperate per il procedimento di verifica della corrispondenza del reddito reale ai redditi dichiarati”.

Infine, ricordiamo che non è applicabile la retroattività del redditometro per le annualità anteriori al 2009, dopo le recenti modifiche introdotte dal Decreto Legge n.78/2010 e perchè il nuovo redditometro si basa su manifestazioni di spesa e non sulla mera disponibilità di determinati beni.

L’Amministrazione finanziaria si auspica comunque che anche gli alti vertici della politica inizino a considerare il redditometro più uno strumento di repressione fiscale, che di mero controllo e accertamento.

 

 

 

 

 

 

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