Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni?

di Paolo Maria Addabbo Commenta

Gli avvenimenti più e meno recenti che girano intorno alla morte del giovane attivista sono diversi: dal 2008 si era guadagnato le antipatie degli israeliani. A decidere la sua morte, almeno ufficialmente, sono stati però estremisti islamici dello stesso popolo che voleva aiutare...

Vittorio Arrigoni, attivista italiano dell’ International Solidarity Movement (un gruppo di volontari internazionali a sostegno della resistenza non-violenta contro l’occupazione militare di Israele) e corrispondente “free lance” nella striscia di Gaza, è morto: la scorsa notte lo ha trovato la polizia di Hamas, l’organizzazione islamista militare e politica al potere a Gaza dopo le elezioni del 2006, in un edificio a Gaza City. Sul suo collo i segni dello strangolamento o dell’ impiccagione, è ancora da chiarire il truce dettaglio: ieri era stato rapito da un gruppo che si dichiarava appartenente alla “galassia” dei “salafiti”; con l’appellativo “salafita” si indicano una serie di gruppi fondamentalisti islamici vicini alle idee di Alquaeda: inseguono un concetto di “puro” di Islam e vedono lo “straniero” come un nemico da abbattere. Alcuni di questi gruppi avevano collaborato con Hamas: poi nel 2007 entrano in contrasto e in concorrenza con l’attuale guida del paese per divergenze politiche e religiose. Per esempio, propugnano un’applicazione più estrema rispetto ad Hamas della “Shari’ a”, la “Legge di Dio”.

A nutrire antipatie verso il cooperante volontario non c’erano solo i fondamentalisti islamici che lo accusavano di diffondere i “valori occidentali”: anche l’estrema destra filoisraeliana lo teneva “sotto tiro” e un sito americano, specializzato in dossier per esercito e spie israeliani, aveva diffuso un dossier in cui lo bollava come fiancheggiatore di Hamas. Ma Arrigoni si è schierato contro Hamas: ha denunciato sulla stampa e sul suo blog (“guerrilla radio”) le violazioni dei diritti umani commesse anche da questi ultimi.

LA “TAGLIA” DEI SIONISTI SULLA TESTA DI ARRIGONI
Oggi su quel sito di estrema destra, “Stop the ISM” (“Ferma l’ International Solidarity Movement ”), che incita ad ammazzare i pacifisti e li “scheda” tacciandoli di essere contigui o affiliati ai “terroristi”, viene riportata la notizia, titolata “Hamas: esecuzione di un pacifista italiano ”, con un macabro commento in allegato: dopo averlo definito uno “scudo umano” al soldo di Hamas viene scritto un ironico e inaccettabile “Arrivederci Arrigoni”. Non si trova più però la pagina in cui, nel 2009, Arrigoni veniva indicato in cima alla lista di obbiettivi da “neutralizzare” per il bene di Israele. Per queste incitazioni violente e per le diffamazioni il sito, gestito dal giornalista sionista-californiano Lee Kaplan, è stato anche oscurato: lui invece era stato oggetto di indagini dell’Interpol. Quel comunicato è stato tradotto e salvato da numerose testate-web, a riprova del fatto che la “rete” non “dimentica”. Inoltre sul blog di Kaplan c’è un articolo in cui vengono citati Arrigoni e la “taglia” che avevano messo sulla sua testa. Nel post pubblicato il 31 gennaio del 2009 (a questo link potete leggere l’originale da una copia cache di google, casomai venisse cancellata) Kaplan scrive: “un membro dell’ISM ha fornito preziosissime informazioni per la “taglia” di 25 000 dollari che abbiamo offerto per avere informazioni su come individuare gli strumenti di Arrigoni Vittorio e degli altri appartenenti all’ISM”.

HAMAS ACCUSA ISRAELE
Era sconosciuto il nome del gruppo salafita che ieri pomeriggio rivendicava il rapimento: “Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima”. La “brigata” chiedeva ad Hamas il rilascio di alcuni prigionieri salafiti in cambio del rilascio e dava trenta ore per decidere: dall’autopsia invece si è evinto che, contrariamente alle intenzioni di “trattativa” manifestate, l’omicidio è avvenuto poco dopo la ripresa del filmato che vedeva Arrigoni sanguinante e bendato. In particolare era stata richiesta la libertà per il leader di un altro gruppo salafita denominato “Al Tahwir Al Jhiad”. Quest’ultimo gruppo ha diffuso un comunicato che smentisce il suo coinvolgimento nell’evento ma attribuisce, in maniera ambigua, la colpa ad Hamas che sarebbe stata rea di essersi “distaccata” dai gruppi salafiti. Chiare invece le idee del governo palestinese che condannano duramente l’atto: “è una cospirazione israeliana” spiegano i diversi portavoce del premier alle testate internazionali. “Sono degli assassini e pagheranno” ha detto telefonicamente il premier israeliano Ismail Haniyeh alla madre del giovane attivista. Condoglianze alla famiglia anche dal portavoce Ahmed Youssef intervistato da “Rainews 24” che ha fornito anche i particolari dell’operazione in cui è stato ritrovato il corpo senza vita del giovane: “abbiamo arrestato alcune persone nel luogo in cui sarebbe stato impiccato, dopo questo blitz, altre sono riuscite a scappare; per noi è inaccettabile che rimangano impunite e credo che verranno assicurate alla giustizia. Siamo scioccati perché l’ultimo evento di questo genere, del tipo del rapimento, era avvenuto nel 2007. Noi abbiamo sempre appoggiato le attività del movimento”. Ci sarebbe, sempre secondo Youssef e il governo palestinese, lo zampino dell’intelligence israeliana: “chi può aver tratto vantaggio da questo fatto? Gli Israeliani che non vogliono l’appoggio degli attivisti alla popolazione. Alcuni di loro si sono infiltrati tra i gruppi salafiti, che noi conosciamo bene e con i quali abbiamo avuto contatti, per mettere scompiglio tra gli islamisti palestinesi e per danneggiare il popolo palestinese”.
Anche Alquaeda ha preso le distanze dall’evento, tramite un messaggio e un banner con la foto di Arrigoni lanciati sui forum.

CHI ERA VITTORIO ARRIGONI
Vittorio Arrigoni, 36 anni di Befana Brianza, si trovava nell’agosto 2008 a Gaza per fornire aiuto e per documentare le azioni di guerra: tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, nel pieno della campagna militare “piombo fuso”, scriveva per “il Manifesto” concludendo gli articoli con uno slogan, che è diventato anche il titolo di un libro (in foto): “Restiamo Umani”. Era stato fatto prigioniero due volte dagli israeliani, e lo avevano portato nelle galere di Tel Aviv. Aveva collaborato anche con “Rainews 24” che ha dedicato la giornata di oggi alla sua memoria. L’ultimo post pubblicato raccontava la morte di 4 lavoratori per il crollo di un tunnel: la “mafia” dei cunicoli sotterranei è l’unica fonte per fare provvigioni di beni, cibo, sanitari e armi.

LA POLEMICA CON SAVIANO E LE DISTANZE DA HAMAS
Alcuni mesi fa Roberto Saviano partecipò con un videomessaggio alla manifestazione “Per la verità Per Israele” osannando l’accoglienza di Tel Aviv: su Youtube Arrigoni pubblicò un video in cui polemizzava con lo scrittore ironizzando sull’accoglienza delle “galere” del principale centro economico israeliano.
A smentire le insinuazioni di Kaplan, che vedrebbe le reti di attivisti come una copertura per gli interessi di Hamas, ci sono le testimonianze del giovane: oltre ad averlo affermato in alcune interviste, aveva anche tradotto e commentato articoli sul suo blog che constatavano il fallimento delle politiche di Hamas e che guardavano con favore alle esperienze del BDS National Committee palestinese (comitato di boicotaggio) e della “campagna per il boicottaggio accademico e culturale di Israele(PACBI)”, organizzata dalla stessa ISM.

Con la sua morte è morto anche il concetto di “Restare Umani”, ha spiegato Angelo Mastrandea, vicedirettore de “il Manifesto”. Sicuramente ancora non sono morti i messaggi che ha diffuso in vita alla popolazione palestinese e al mondo intero sul web.

La Procura di Roma ha avviato le indagini per sequestro di persona a fini terroristici aggravato dall’omicidio del rapito. Condanne e cordoglio dal mondo politico, da Berlusconi a Bersani, passando per Napolitano che si è impegnato per andare a fondo nell’accertamento della verità.

In Palestina e in Italia erano previste manifestazioni per chiederne la liberazione: sono diventate manifestazioni luttuose.

La scorsa notte è stata Silvia Teleschini, una dei quattro attivisti che compongono il gruppo di Arrigoni, a dare il mesto annuncio alla madre del giovane con una telefonata.

Paolo Maria Addabbo

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