Il negazionismo della mafia passa da Porta a Porta

di Alba D'Alberto Commenta

Il salotto buono della televisione italiana – il talk show politico Porta a Porta – dovrebbe mandare in onda stasera un’intervista al figlio di Totò Riina ma Rosi Bindi invoca un ripensamento della Rai perché si tratterebbe di vero e proprio negazionismo della mafia. 

Non sappiamo cosa abbia da dire il figlio di Totò Riina ai microfoni della Rai e di Bruno Vespa. Senz’altro sappiamo che il giornalista in questione ha tutto da guadagnare in audience se porta in seconda serata sui teleschermi, il figlio di un mafioso che tutto ha tranne che il pentimento alle spalle. Eppure la possibilità che tutto accada c’è ed è intervenuta la politica nella persona di Rosi Bindi, per porre un veto.

mafia

Ora sarebbe deleterio e falso parlare di ingerenza della politica e porsi il falso problema del “potere della politica di incidere sui programmi televisivi”. Si dimentica infatti della lottizzazione Rai e dei meccanismi di nomina dei direttori. I vertici delle reti Rai sono cambiati da poco e sembra che a colpi di scoop si stia cercando di tracciare un nuovo solco. La polemica in merito alle scelte di Vespa è aspra. Da un lato abbiamo Rosi Bindi la presidente della Commissione parlamentare Antimafia che è intervenuta sull’annunciata intervista a Salvo Riina.

“Mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento. Ma se questa sera andrà in onda l’intervista al figlio di Totò Riina, avremo la conferma che Porta a porta si presta a essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all’Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai”.

Sconvolti anche i parenti delle vittime della mafia, per esempio Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra:

“Apprendo costernata, considero incredibile la notizia: da 24 anni mi impegno per portare ai ragazzi di tutta Italia i valori di legalità e giustizia per i quali mio fratello ha affrontato l’estremo sacrificio ed è indegna questa presenza in una emittente che dovrebbe fare servizio pubblico”.

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