Insoluti commerciali in aumento

di isayblog4 Commenta

Secondo lo studio effettuato dall’Osservatorio sulla rischiosità commerciale, a fine dicembre del 2012 ben l’11,26 per cento delle imprese italiane presentava un’alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori. Un altro 45,89 per cento presentava invece  una rischiosità media.

Le imprese del nostro Paese sono quindi sempre meno affidabili nei confronti dei fornitori, generando insoluti commerciali che vanno a danneggiare l’intera economia italiana. La crisi, soprattutto negli ultimi cinque anni, sta affossando le nostre imprese, nonostante diverse di loro hanno fatto ricorso a capitali propri.

Soffrono di conseguenza anche i partner commerciali delle imprese, e pure Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B  ha dichiarato che “i dati rilevati a fine 2012 confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di clienti e fornitori, sia a livello di andamento di mercato”. Il dato più preoccupante è che 1 insoluto grave su 4 è provenuto da clienti con un’anzianità superiore ai 5 anni, quindi da clienti storici su cui di solito le aziende sono molto esposte sia come valore della fornitura.

A conferma del peggioramento della situazione, tra il 2008 e il 2012 la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta del 10,94 per cento, il tutto mentre le imprese cercano di investire in nuove procedure di gestione del portafoglio clienti, nuove politiche per la definizione dei termini di pagamento. Risulta sempre più importante gestire i comportamenti di pagamento dei propri clienti.

La media nazionale di ritardo nei pagamenti, è di oltre 200 giorni, spiega Marani, «con picchi che superano i due anni e si inaugurano lavori che non sono stati pagati. Dall’altro lato, perché i tribunali e la giustizia hanno tempi troppo lunghi (per ottenere una sentenza passano in media oltre 8 anni). Se non ci pagano a chi dobbiamo rivolgerci?”

 

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