Palermo, senzatetto in attesa della graduatoria d’emergenza

di Serena Marotta Commenta

Sono costretti a vivere separati dai figli perché non hanno una casa dove abitare. Sì, perché Antonina Gianfalla e suo marito Lorenzo Maniscotti da 3 anni vivono in un container di via Messina Montagne...

(foto Serena Marotta)

Sono costretti a vivere separati dai figli perché non hanno una casa dove abitare. Sì, perché Antonina Gianfalla e suo marito Lorenzo Maniscotti da 3 anni vivono in un container di via Messina Montagne a Palermo. O meglio: Antonina e Lorenzo abitano in una casa famiglia, “Isola della Carità” di Villagrazia di Palermo, con due dei quattro figli, quello di 9 anni e un altro di due anni, mentre la figlia, maggiorenne, abita in un’altra casa famiglia (Case delle meraviglie) con il fratellino di un anno e tre mesi. E non sono i soli: anche Francesca Guardalà e Salvatore Marino hanno quattro figli e vivono nei container. Con loro ci sono altre undici famiglie. Anche loro fanno parte del Comitato dei senzatetto “12 luglio”, che opera a Palermo dal 2002 .

Ci sono pure le altre persone sgomberate da Casa Guzzetta come, ad esempio, Rosalia Comparato che da dieci anni vive in albergo ed ha subito 11 sgomberi. E ancora in albergo vive con la sua famiglia da 4 anni Domenica Dominici. Sono le quattro del pomeriggio e alcuni dei rappresentanti delle famiglie del “Comitato lotta per la casa 12 luglio” – di cui 150 sono state sistemate nell’arco del tempo in immobili confiscati alla mafia (una soluzione questa nata proprio da una proposta del Comitato) – sono in riunione nei locali del “Laboratorio Vittorio Arrigoni” – nato il 5 maggio scorso – che da 10 anni sostiene le famiglie senzatetto, come spiega Elisabetta Di Patti, 29 anni. Sono in riunione per decidere il da farsi in vista dell’incontro che si terrà venerdì con l’assessore agli Interventi abitativi Aristide Tamaio per fare il punto sulla graduatoria d’emergenza.

Facciamo un passo indietro. Le famiglie sino a tre anni fa percepivano un buono casa. Poi nulla. Negli anni per manifestare il loro disagio sono stati costretti – come racconta Tony Pellicana – ad occupare più volte la Cattedrale. La prima volta nel 2002, la seconda nel 2006 e la terza nel 2008. Ciò che hanno ottenuto sono 150 alloggi confiscati ai mafiosi lo scorso anno dopo aver trascorso dagli otto ai dieci anni in albergo a spese del Comune e con tutti i disagi che una situazione del genere comporta: a cominciare dall’impossibilità di poter cucinare, passando da quella di non poter ospitare qualcuno nelle stanze, e ancora a quella degli orari da rispettare. E non solo: la storia dell’emergenza abitativa di Palermo vede, tra le altre, alcune famiglie vivere in albergo dal ’90 e per le quali non è stata ancora trovata una soluzione. La stessa cosa vale per le 75 famiglie di via Brigata Aosta, 56, che da dodici anni attendono una risposta concreta dall’amministrazione comunale. Intanto il circolo Sandro Pertini di Palermo si è offerto di sostenere queste famiglie nella loro lotta per riuscire ad avere una casa. “Stiamo organizzando un incontro per il prossimo 12 luglio alle sei del pomeriggio in piazza Verdi – spiega Pellicane – per cercare di sensibilizzare il Comune e per farci dare delle risposte entro il Festino di Santa Rosalia. In alternativa saremo costretti ad organizzare una contestazione proprio per il Festino”.
Serena Marotta(5 luglio 2011)

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