

“Perché vengo qui? Per ascoltare della buona musica”, dice Nicola Romeo. Lui ha 22 anni e da tre frequenta il Roket insieme all’amico Francesco Montinaro. Lavora come tecnico all’Istituto nazionale di vulcanologia e geofisica. Il rapporto tra i due locali? “Non veniamo qui per guardare dall’altra parte – dicono i due amici. Ognuno parla la sua lingua e vive la sua storia”. Francesco Lo Faso, 26 anni, studia Economia. Lavora in un call center. Guadagna 500 euro e riesce a mantenersi all’Università. E il sabato sera, si concede un giro al Roket con gli amici. Giorgia Zambito, 21 anni, abita in viale Lazio. Lei frequenta il Roket da un anno. Non solo nel weekend, ma anche durante la settimana. Poi c’è chi va al Roket per seguire un amore: Virginia Glorioso, 24 anni, è la ragazza di Marco Bonazzi, uno dei barman. Bionda, occhi azzurri, capelli legati con una coda, ha il volto da bambina ma vuole dimostrare più della sua età. E tra le pareti tappezzate di cartoline di Elvis, quadri e ghirlande di carta che vengono giù tra le bottiglie del bancone, ci sono Marco Bianco e Claudio Sciarrino, i due giovani proprietari del Roket. La chiave del loro successo? “Simpatia, musica di qualità e drink a basso costo”, spiegano.

Intanto, dall’altra parte della linea, all’Exit, c’è Massimo che, con i suoi occhioni neri, osserva tutto. Ha 26 anni e studia Scienze politiche. Sogna di fare lo scrittore. Legge cinque libri a settimana e preferisce gli autori orientali. Ha conosciuto l’Exit frequentando il Roket, quattro anni fa, con i suoi amici, ex compagni di scuola. Oggi ci sono anche i nuovi amici dell’Exit. Tra i due locali però preferisce quello etero: “Al Roket – dice Massimo – non importa chi sei. Qui invece c’è la tendenza a chiudersi, a nascondersi”. E anche lui si nasconde: lo fa a casa con i genitori, lo fa di giorno tra la gente. La sera invece si sente libero di svelare la propria identità. E non è il solo. Giuseppe ha 47 anni, e frequenta l’Exit dal ’97. È impiegato in un ente pubblico, e questo gli impedisce di dare il suo cognome, di farsi scattare una foto.
Tra luci soffuse e profumi orientali, l’Exit accoglie una clientela di tutte le età: dai 18 ai 60 anni. Qui, si conoscono tutti. Tony Cacace, 49 anni, lavora in un’agenzia di viaggi. Frequenta il locale da sempre. Tony ricorda con piacere la prima festa organizzata all’Exit, quando il locale era relegato in una stanza. Il pub, infatti, è nato dodici anni fa come associazione culturale con 3500 tesserati: prima confinati in una stanza per nascondersi “dagli occhi” della piazza, adesso, anche all’aperto, sotto la luna. Un cambiamento che è stato possibile “grazie al coraggio del nostro amico, Gaetano”, spiegano i clienti. Gaetano Marchese è il titolare dell’Exit – unico locale gay della città – che per anni ha fatto da “scudo”, tra insulti e uova lanciate contro il locale dai ragazzini, e la disapprovazione del parroco della chiesa. Oggi l’atmosfera è rilassata. In più, ogni venerdì sera, Gaetano offre un diversivo ai clienti: prende in affitto il Rise up, una discoteca in via Ugo La Malfa, dove si esibiscono le “Drag Queen”. Serate che hanno riscosso successo anche tra gli etero, tanto che, per limitarne l’accesso, sono nate delle card numerate.
All’Exit, ci sono Francesco e Salvo. Vivono insieme da 7 anni. Loro viaggiano molto, sentono il bisogno di evadere: “A Roma, Berlino, Parigi, Praga la sessualità viene vissuta liberamente. Si è prima di tutto persone. Poi omosessuali. Palermo è una città tollerante ma non accogliente”, raccontano. Intanto, un amico si avvicina per salutarli e bacia Francesco sulle labbra. Ma Salvo dice di non essere geloso: “Non vedo niente di male in un bacio. Il nostro mondo lascia da parte l’ipocrisia tipica degli eterosessuali”. Poco più avanti, sedute ad un tavolo sotto il gazebo, ci sono Catia e la sua compagna: lei non vuole parlare. Catia ha 35 anni e fa la contabile. Non vuole dare il suo cognome: si chiude di fronte ad una società siciliana che definisce ancora arretrata. Preferisce parlare dei suoi progetti con la fidanzata: “Stiamo insieme da tre anni – dice – e presto andremo a convivere”. Alle 3 del mattino i due locali sono ancora pieni di gente. Mohanmed, il posteggiatore, è già andato via: domattina dovrà alzarsi presto per fare il lavavetri. Lui viene dal Bangladesh, ha 29 anni, e da cinque vive a Palermo.
Serena Marotta
(4 giugno 2011)
