Che fine ha fatto il fondo europeo per l’indennità di disoccupazione

di Alba D'Alberto Commenta

Ad ottobre del 2015 il MEF aveva iniziato a parlare del fondo europeo per l’indennità di disoccupazione di cui si era parlato nell’Ecofin informale organizzato dalla presidenza italiana di turno all’UE. Gli obiettivi erano chiari ma a che punto siamo?

Nel semestre di presidenza slovacca dell’UE si dovrà parlare dell’argomento. Il documento proposto è accompagnato da nove chiarimenti su aspetti non troppo espliciti del testo ed è accompagnato anche da alcune simulazioni sugli effetti che avrebbe avuto questa decisione se fosse stata già operativa tra il 1999 e il 2015. Scrive il MEF:

L’intento è dotare l’Eurozona di uno strumento che

  • attenui l’impatto di choc particolarmente marcati che, in assenza del movimento del cambio, si scaricherebbero sull’occupazione e – di conseguenza –
  • eviti che l’aumento della disoccupazione ciclica si trasformi in disoccupazione strutturale. L’EUBS inoltre rafforzerebbe la governance dell’unione monetaria e ne ridurrebbe l’incertezza delle prospettive, contenendo l’onere di stabilizzazione dell’area che oggi prevalentemente grava sulla politica monetaria.

I nove chiarimenti riguardano argomenti molto importanti. Per esempio si chiarisce il funzionamento dell’indennità di disoccupazione europea, si spiega che si tratta di un sistema di riforma delle politiche nazionali che regolano il mercato del lavoro. Nei chiarimenti si fa largo anche l’ipotesi che ci possano essere degli atteggiamenti opportunistici da parte degli stati membri beneficiari. Si dovrà poi chiarire come viene calcolato il trasferimento di risorse dal fondo allo Stato membro, quale sarà la dimensione del fondo quando andrà a regime, come si finanzierà il fondo stesso. Altri chiarimenti del Mef parlano della fase transitoria e di come reintegrare i finanziamenti quando sono attivati. Un’ultima ma non meno importante domanda è sulla modifica dei trattati: ci sarà e in che direzione?

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