“Proprio sul suo telefono, già il 1 settembre, perviene da un’utenza rimasta anonima un sms dal testo – ‘mamma sto bene non ti preoccupare’ – suscettibile di indirizzare le indagini verso la fuorviante ipotesi dell’allontanamento volontario”. E ancora. L’8 settembre, quando fu sentita come teste, “adombra sospetti sul padre di Sarah, adducendo che a adducendo che alcune persone glielo avevano descritto come uno che ‘allungava le mani’ alle donne, nonché indicandolo come persona con amicizie poco raccomandabili”. In più Sabrina cerca anche di accusare la badante rumena del nonno di Sarah. E non solo. Sabrina non è riuscita a spiegare la telefonata fatta al padre venti minuti dopo il delitto, ovvero alle 14.55 del 26 agosto. Secondo l’accusa, il delitto sarebbe stato commesso tra le 14.28 e le 14.35, quindi al momento della telefonata di Sabrina Michele Misseri “era impegnato nelle attività di occultamento del cadavere”.
L’amica Mariangela Spagnoletti ha affermato di non ricordare questa telefonata. Di conseguenza Sabrina avrebbe potuto farla “nei brevi momenti in cui si è staccata dall’amica, che l’attendeva in macchina, per andare a parlare in casa della zia e quindi al riparo di orecchi indiscreti”. Intanto i legali di Sabrina, Vito Russo e Emilia Velletri, non hanno ancora deciso quale strategia difensiva adottare: se ricorrere per Cassazione o se impugnare l’ordinanza davanti al tribunale del Riesame.
Serena Marotta
